Approfondimenti
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La spinosa questione della zona pedonalizzata di Bologna
(di Valeria Alpi*) Scarsa comunicazione tra associazioni di persone con disabilità, famiglie e istituzioni, insieme a una serie di errori dovuti a veri e propri "buchi culturali" sull'accessibilità e la disabilità, fanno sì che il nuovo progetto del Comune di Bologna, riguardante la pedonalizzazione nel fine settimana della Zona a Traffico Limitato (i cosiddetti "T-Days"), con divieto di transito anche per le persone con disabilità, stia creando proteste e disagi. Proviamo a trattare ampiamente la questione, grazie al contributo di chi - giornalista e a sua volta persona con disabilità - ha "testato sul campo" il primo "T-Days" (continua...)
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Quanto sono accessibili e accoglienti le spiagge italiane?
(di Simone Fanti*) L'accessibilità, infatti, non significa solo abbattimento delle barriere architettoniche - che già sarebbe un grosso passo avanti - ma anche accoglienza, ovvero la reale consapevolezza che ricevere un ospite con una disabilità significa farlo sentire a casa sua e regalargli una vera vacanza. In questo senso, quante spiagge italiane possiedono tali requisiti? Forse anche i Lettori possono darci una mano a scoprirlo (continua...)
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Come umiliare tutte le persone con disabilità e anche se stessi
(di Camillo Gelsumini*) A quei candidati a Sindaco di Montesilvano (Pescara), che hanno rifutato di sedersi in carrozzina per provare sulla propria pelle cosa significhi essere persone con disabilità, dichiarando di non volerlo fare «per non offendere altre persone con disabilità», oltre a ricordare che solo pochi mesi fa - per citare un caso - il Sindaco di Udine aveva compiuto per più di un'ora un tragitto nella sua città, senza mancare di rispetto a nessuno, non ci resta che riprendere le parole di Camillo Gelsumini, quando dichiara che «con il vostro gesto avete umiliato non solo le persone con disabilità, ma tutte le persone e soprattutto voi stessi» (continua...)
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Mettere subito in sicurezza il settore disabili dello Stadio di Pescara
(di Claudio Ferrante*) Il tragico evento della morte del calciatore Morosini, avvenuta la scorsa settimana allo Stadio di Pescara, può servire ad "accendere i riflettori" su un problema evidenziato già da anni da molte persone con disabilità che frequentano quell'impianto: la sostanziale mancanza, cioè, di vie di fuga dal settore a loro riservato, ciò che in caso di una qualunque emergenza, potrebbe provocare altre tragedie. «Che l'esperienza di vita di Morosini - scrive Claudio Ferrante - contrassegnata dalla grave disabilità della sorella, sia dunque di monito a tutti e che la sua tragica morte sia l'elemento propulsivo per mettere in sicurezza il nostro settore, che poi vorremmo fosse intitolato proprio allo sfortunato giocatore» (continua...)
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Pretendere che tutti i Comuni italiani adottino i PEBA
Ovvero quelli che dal 1986 sono i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche e non un "oscuro acronimo", come probabilmente credono gli amministratori della stragrande maggioranza degli Enti Locali italiani, che a venticinque anni da quando avrebbero dovuto farlo - per obbligo di legge - non li hanno ancora adottati. Anche i Cittadini, però - e in particolare proprio quelli con disabilità - possono e devono fare la propria parte, per tentare di smuovere una situazione quasi grottesca, verificando innanzitutto se quel Piano esiste e successivamente intentando eventuali azioni legali nei confronti di chi non ha provveduto, per "omissione d'atti d'ufficio" (continua...)
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L'accessibilità per combattere l'ignoranza e il pregiudizio
(a cura di Dorotea Maria Guida) È questa la strategia adottata dal padre di due bimbe con disabilità, spesso vittime di episodi di emarginazione, attuati, ad esempio, chiedendo «se la loro disabilità sia contagiosa»! E così, come primo passo per una società accessibile a tutti - in ogni senso - Luca Trolton ha voluto incominciare dal proprio bar di Gravese (Torino), ristrutturato in modo tale da essere fruibile da parte delle persone in carrozzina, sia avventori che eventuali futuri collaboratori (continua...)
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Tutti allo stadio? Sì, a parte quel piccolo dettaglio
(di Franco Bomprezzi*) Il nuovo stadio della Juventus a Torino è sicuramente una struttura pensata per accogliere tutti, anche i tifosi con disabilità, ma è clamoroso constatare come la progettazione architettonica si perda di fronte a un piccolo, insignificante, ma decisivo dettaglio: gli spettatori si alzano in piedi - quelli che possono farlo, ovviamente - specie quando l'azione si fa interessante e pericolosa sotto porta... (continua...)
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Certo, La Scala non è il teatro di Concorezzo, ma proprio per questo...
«Proprio perché La Scala è un luogo unico e speciale - scrive Marco Rasconi, presidente di LEDHA Milano (Lega per i Diritti delle persone con Disabilità) - ci aspetteremmo una maggior apertura al dialogo e una maggior disponibilità, per far sì che anche le persone con disabilità potessero godere appieno dell'offerta culturale esclusiva che La Scala stessa propone»: ripercorriamo insieme alla LEDHA le tappe di una vicenda discriminatoria nei confronti di una persona con disabilità, da parte di una delle istituzioni culturali italiane più celebri nel mondo - La Scala di Milano, appunto - alla quale sembra quanto meno doveroso chiedere una maggiore apertura al confronto (continua...)
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Trasporto aereo: una sentenza che fa scuola
(di Gabriele Favagrossa*) Con un recente provvedimento, infatti, un tribunale francese - condannando la compagnia easyJet per discriminazione fondata sulla disabilità - ha sostanzialmente sfatato il "mito" delle "ragioni di sicurezza", ovvero quell'escamotage spesso adottato anche dopo il Regolamento Europeo del 2006, per limitare il diritto alla mobilità delle persone con disabilità. Si attendono ora dalla Commissione Europea le Linee Guida che dovrebbero rendere sempre più restrittiva la facoltà dei vettori di imporre un accompagnatore, facendo in modo che - quando fosse realmente necessario richiederlo - quest’ultimo venisse trasportato gratuitamente o a un costo ridotto (continua...)
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E per gli spettatori calvi c'è ancora posto?
(di Franco Bomprezzi*) Una premessa "di pura fantasia" per rendere subito evidente quanto sarebbe assurdo lasciare fuori da un cinema le persone troppo alte, o grasse, o calve. Ma se la questione riguarda le persone con disabilità? Come mai non scatta la medesima sorpresa? Come mai si ritiene del tutto normale adottare un criterio selettivo, fortemente discriminatorio, nei confronti di spettatori che hanno il solo torto di essere in sedia a rotelle? E il "bello" è che tutto ciò si verifica dopo le varie norme "di tutela" approvate negli anni scorsi, come se tutti volessero prendersi cura della sopravvivenza delle persone con disabilità, ma quasi nessuno della loro possibilità di vivere normalmente (continua...)
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